Emilio Sabattini, presidente della provincia di Modena

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5. Economia

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Responsabilità Sociale d'Impresa e Territoriale

Walter Sancassiani (24 Aprile 2009)

Consolidare le iniziative avviate per promuovere la RSI sul territorio come fattore di innovazione gestionale, di competitività delle imprese e di maggiore sostenibilità del territorio su area vasta, con vari strumenti:
-• Maggiori eventi di formazione e sensibilizzazione sulle implicazioni, opportunità e strumenti gestionali della RSI per ridurre le lacune informative ancora esistenti presso le imprese locali e presso molti servizi e aree della Provincia e dei Comuni.
• Mappature periodiche e diffusione di Buone pratiche esistenti di RSI nei vari distretti come elementi di benchmarking, formazione diretta, marketing territoriale.
• Premi periodici per valorizzare e disseminare le migliori esperienze e progetti di RSI a livello di settori industriali.
• Selezioni con “premialità” nei bandi pubblici di acquisto verso le imprese con profili di RSI (es. Green Public Procurement) o nell'accesso ai finanziamenti gestiti della Provincia o nell'accesso ad aree produttive.
• Facilitare l’avvio di progetti pilota in partnership su temi di RSI.
• Rafforzare il Forum multistakholder RSI provinciale come strumento di partecipazione multisettoriale su scala locale analogo a quello nazionale e dell’UE.
- Coordinarsi meglio tra Provincia ed altri Enti pubblici nel promuovere iniziative di promozione della RSI che possono avere vantaggi per tutti.
• Promuovere al proprio interno, come “buon esempio” verso l’esterno, l’attuazione di nuovi strumenti di rendicontazione sociale e ambientale e politiche integrate di sostenibilità sociale, economica, ambientale.
• Maggiore coordinamento tra imprese ed enti locali su temi di innovazione e RSI.
• Maggiore coordinamento delle iniziative di concertazione esistenti (da molti tavoli mono-settoriali a tavoli più rappresentativi e orientati a progetti operativi, da approcci di classica concertazione ad approcci di governance).
• Coinvolgere i dipendenti interni su temi di RSI lungo il ciclo di vita dei processi.
• Allargare la filiera della ricerca avanzata per servizi alle nuove imprese orientate alla sostenibilità di prodotti e processi produttivi.
- Utilizzare la RSI e i nuovi strumenti operativi per imprese ed Enti pubblici come fattori distintivi di Territori Socialmente Responsabili.

Commercio, non serve un'espansione quantitativa

Marco Poggi (08 Aprile 2009)

La piccola e media impresa commerciale deve essere a pieno titolo parte fondamentale del capitale sociale del nostro territorio. La diffusione capillare dei negozi di vicinato costituisce un servizio indispensabile e apprezzato dai consumatori, da qui emerge la funzione sociale del commercio di vicinato che rappresenta un presidio fondamentale per un efficace contrasto al degrado urbano. Impresa commerciale oggi è pienamente investita dalla crisi. Una crisi che non si è manifestata nel modo esplosivo con cui ha investito i settori manifatturieri, una crisi più strisciante, ma non meno allarmante. I segnali sono inequivocabili: calo degli occupati, mancanza di liquidità per fare fronte alle spese correnti, difficoltà di accesso al credito, rallentamento progressivo delle vendite che, insiste già nel 2007. Dunque una situazione di difficoltà che precede la grave crisi che ha investito il resto dell’economia. Il settore ha però reagito, le imprese in molti casi si sono riorganizzate e hanno saputo misurarsi con le trasformazioni della rete distributiva. A ciò ha indubbiamente contribuito lo sforzo compiuto dagli enti Locali, Provincia, Regione che, pur in una situazione di difficoltà dei bilanci, hanno mantenuto aperti i canali della L. 41, e delle altre misure a sostegno del settore. Va evidenziato lo sforzo di molti Comuni che hanno stanziato risorse proprie aggiuntive. In virtù di tutto questo ad oggi si può affermare che in termini di numero di imprese la rete sta reggendo al ciclo negativo.
Rimane alta la preoccupazione rispetto al progressivo peggioramento della crisi. E’ necessario, attraverso le politiche pubbliche di programmazione, sostenere lo sforzo dalle imprese. Si è esaurita quella fase di espansione quantitativa che ha caratterizzato il nostro territorio negli ultimi venti anni e che ci colloca sopra la media regionale nel rapporto superficie di vendita e abitanti. Anche per questo abbiamo manifestato al nostra contrarietà all’ inserimento di superfici commerciali aggiuntive rispetto alla programmazione commerciale della Provincia quali quelle previste nell’ area dell’ Ex Sipe. Ciò non significa bloccare processi di ammodernamento e innovazione, anzi, vuol dire favorirli attraverso politiche volte alla razionalizzazione e alla qualificazione della rete esistente. In altre parole si tratta di non negare quello spazio di mercato che consente, in primo luogo alla PMI, di ristrutturarsi, riorganizzarsi e innovarsi, salvaguardando quella pluralità di forme commerciali che caratterizza positivamente il nostro territorio. Una pluralità che registra una forte presenza di grande e media distribuzione e di un’articolata e diffusa rete di piccole imprese (oltre 15.000) che costituisce un patrimonio importante in termini di servizio, vivibilità e ricchezza della nostra provincia.
D’altra parte un modello di ulteriore espansione quantitativa, e la recessione lo evidenzierà ancor di più nei prossimi anni, sarebbe destinato a determinare un surplus di offerta commerciale, aggravando la situazione di difficoltà, in particolare delle PMI, costringendole a comprimere ulteriormente gli investimenti, a ridurre i ricavi, i margini, quindi a impoverirsi, sino a rischiare l’espulsione dal mercato. Dobbiamo poi evidenziare che sono cambiati e stanno cambiando i consumatori, le loro abitudini: l’approccio al consumo si è fatto molto più selettivo e non solo in ragione della crisi. Tutto sta diventando meno standardizzato, il consumo sempre più riflette uno stile di vita scelto dal consumatore.
E’ indubbio, inoltre che la recessione e il modo in cui usciremo dalla crisi sono destinati a influenzare il nostro modello di sviluppo, il nostro modo di produrre e quindi il nostro modo di consumare. Serve un’opzione chiara nelle politiche di programmazione, volta prioritariamente alla qualificazione di una rete già estremamente articolata nelle sue diverse forme, quale condizione per favorirne l’innovazione. E a questo è necessario ricondurre con grande coerenza sia le politiche attive sia le risorse destinate al settore. Risorse che per risultare davvero efficaci debbono essere indirizzate prevalentemente a quelle imprese ubicate in ambiti oggetto di progetti di riqualificazione urbanistica, al fine di integrare la riqualificazione del commercio con quella delle altre funzioni, pubbliche o private, previste in una determinata area.
Investire nella conoscenza e nell’innovazione deve diventare sempre di più uno degli assi strategici delle politiche di sviluppo del nostro territorio; questo nella consapevolezza che creare a livello locale, le migliori condizioni possibili per l’accesso delle nostre imprese all’innovazione, significa lavorare per la modernizzazione, la crescita economica e sociale e per la competitività del sistema Modena nel nuovo contesto globale. Innovazione che diventa sempre più necessaria se consideriamo che le nostre PMI sono maggiormente costrette a fare i conti con un fattore che ha assunto un ruolo sempre più importante nelle strategie e nella vita quotidiana di molte aziende che è il fattore “qualità”. La cultura dell’innovazione e la sua diffusione nel mondo delle imprese diventa quindi fattore imprescindibile per tutti i settori del nostro tessuto economico, quale contributo per un riposizionamento competitivo sul mercato. Si deve però affermare l’idea, mutando l’approccio culturale oggi presente anche nella nostra provincia, che l’innovazione, l’utilizzo delle nuove tecnologie, non riguarda prevalentemente le imprese del settore produttivo, anche perché, se da un lato è nelle imprese legate ai servizi che si registra uno dei più alti tassi di incremento, dall’altro, le nuove tipologie di imprese tendono a rendere sempre più sfuocato il limite tra impresa di servizi e impresa di produzione.
Pertanto, la nascita del Fondo per l’innovazione, costituito con risorse della Provincia di Modena, CCIAA, Comune di Modena e da altre amministrazioni comunali, che mette a disposizione delle imprese risorse per la realizzazione di progetti innovativi, costituisce sì uno sforzo importante verso le piccole e medie imprese modenesi, ma sconta ancora un approccio parziale rispetto alle esigenze dell’articolazione del nostro tessuto economico. Infatti, finanziando solamente i settori del manifatturiero e dei servizi alla produzione, esclude una parte significativa del tessuto economico locale rappresentato dalle imprese del commercio e del turismo.
Diventa Prioritario che queste risorse siano destinate ai settori oggi esclusi da questi finanziamenti.

Contributi più accessibili

Pier Giorgio Fancinelli (07 Aprile 2009)

Parlando con colleghi imprenditori "scopro" ogni tanto qualche nuova fonte di finanziamento per le imprese: dalla provincia, dalla Regione o dalla Comunità Europea. Tutte cose estremamente interessanti, anche se di difficile accesso per chi - come me - dedica ogni minuto all'azienda e ha poco tempo per studiare queste cose. Proposta: perchè non mettere in rete tutte queste opportunità, magari con una comunicazione semplice e comprensibile, in coordinamento con la Camera di Commercio che dovrebbe rappresentare l'intero panorama delle imprese? Penso che molti piccoli imprenditori sarebbero interessati a capire realmente quali strumenti sono a disposizione. Soprattutto in momenti difficili come quello che stiamo vivendo, sarebbe una gran bella cosa. Grazie

Due proposte per innovare

Giancarlo Bernini (30 Marzo 2009)

Posto che la ceramica non è un prodotto destinato ad essere sostituito (finchè si faranno case ed altri edifici), per mantenere un ruolo significativo al settore sarebbe utile innovare non solo in termini di processo di produzione o di qualità estetiche, ma anche di caratteristiche del prodotto. Perché allora non mettere in cantiere due progetti? Il primo destinato ad una attività di ricerca e sperimentazione per fare un prodotto ceramico che garantisca una minore dispersione del calore, più alti livelli di insonorizzazione, il mantenimento delle temperature interne (nel periodo estivo in presenza di sistemi di condizionamento), un minore dispendio di energia anche in termini di illuminazione, possibili utilizzi per collegamenti informatici elettronici. Un progetto di questo genere dovrebbe vedere assieme un gruppo formato da 2/3 grandi ceramiche, 2/3 istituti universitari, 2/3 studi di architetti, 2/3 grandi imprese di costruzione.
Il secondo parte dalla constataz ione che la ceramica è come un semi lavorato. Il prodotto finito infatti sono o il pavimento o la parete. In questo caso un limite del prodotto è il costo della manodopera per la posa in opera (per la quale in alcuni paesi esteri ci sono anche problemi di reperibilità e di competenze specifiche). E’ necessario percorre la strada della ricerca di un prodotto e di macchinari che garantiscano una posa in opera automatica o semi automatica. L’attuale tecnologia in materia di robotica e di elettronica dovrebbe aiutare in questo senso. Si potrebbe anche in questo caso dare vita ad un progetto di ricerca interdipendente, che coinvolga cioè la robotica, l’elettronica, e la chimica (per gli eventuali adesivi o colanti) Anche in questo caso il gruppo potrebbe esser costituto da 2/3 aziende ceramiche, da 2/3 aziende meccaniche affermate nel comparto della robotica, 2/3 istituti universitari di ingegneria applicata e chimica, 2/3 grandi e medie imprese edili.
Considerato l’aumento degli apparati elettronici, non solo per quanto riguarda il motore, ma anche per i sistemi di sicurezza attiva e passiva, sarebbe opportuno, in accordo con il comparto delle macchine di lusso (Ferrari e Maserati in primiis) avviare una sperimentazione di applicazioni elettriche a livello delle auto di tutti i tipi. Già oggi si fanno sensori di tutti i tipi e per tutte le applicazioni (parcheggio, ecc.) la ricerca andrebbe estesa anche ai sistemi di sicurezza (radar in caso di nebbia, misuratori dello spazio di frenata in funzione della velocità e della visibilità ecc. ) In questo modo si rafforzerebbe sia il settore motoristico che quello elettronico- informatico coinvolgendo nella attività di ricerca e sperimentazione aziende, facoltà, istituti superiori.

sos banche

vincenzo lodi (09 Marzo 2009)

in questo momento di crisi diventa ancora più serio il problema di auto-finanziamento per le piccole aziende. Le banche hanno chiuso i rubinetti e senza finanziamenti molte aziende saranno costrette a chiudere. Qui non si tratta di chiedere l'elemosina ma di capire che le piccole aziende danno lavoro a tante famiglie, forse le istituzioni possono farsi da tramite per questa richiesta che riguarda tante persone, mi creda presidente. E' davvero un problema serio. La ringrazio dell'attenzione

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