Emilio Sabattini, presidente della provincia di Modena

· Libro Verde

19. Sicurezza

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Sicurezza e legalità

Marco Poggi (08 Aprile 2009)

Come più volte ribadito, la difesa della sicurezza e della legalità costituiscono condizioni necessarie sia per la vivibilità del territorio, sia per garantire il libero esercizio dell’attività d’impresa. E’ noto che in alcune parti del territorio si sono acuite situazioni di tensione attorno al tema della sicurezza. Non solo, sempre più spesso gli imprenditori commerciali sono vittime di reati di notevole violenza che mettono a rischio la loro incolumità e quella dei cittadini. Pensiamo solo al diffondersi delle rapine o dei tentativi di rapina a mano armata. La sicurezza va affrontata in una visione integrata: dal presidio del territorio, al recupero delle aree urbane degradate, all’affermazione delle condizioni per la vivibilità. Rispetto al presidio del territorio e all’attività di contrasto alla criminalità riteniamo che nella nostra provincia, come in qualsiasi altra parte d’Italia, debba essere lo Stato a garantire la sicurezza dei cittadini. Nutriamo quindi forti perplessità, sia di principio, sia di fatto, che l’obiettivo possa essere raggiunto ricorrendo all’ausilio di cittadini volenterosi che si affiancano nell’attività di pattugliamento alle forze dell’ordine; volontari che invece possono essere utilizzati per mantenere standard accettabili di tranquillità e convivenza civile, così come si sta facendo in alcuni ambiti del territorio. Continuiamo perciò a ritenere necessario un rafforzamento - al netto dei trasferimenti verso altre sedi - degli organici di polizia. Tale incremento consentirebbe di ottenere un più efficace controllo del territorio con un conseguente miglioramento dell’attività di repressione dei reati.
La Provincia oltre agli obiettivi condivisibili sulla sicurezza stradale ecc, dovrebbe avere comunque un ruolo di impulso e di coordinamento rispetto ai temi della sicurezza su scala provinciale.

Sicurezza e controlli

andrea santi (02 Aprile 2009)

Premessa doverosa: sono un moderato e, soprattutto, non sono razzista. Credo però che per evitare che quelli come me diventino diffidenti nei confronti dei cittadini stranieri sarebbe opportuno garantire un livello minimo di rispetto delle regole. Se per le vie di Londra un poliziotto vede delle persone adulte in età lavorativa intente a bighellonare o a scolare bottiglie di birra, il poliziotto si ferma, controlla i documenti e verifica che sia tutto a posto. Perchè a Modena questo non si può fare? Perchè la signora o la ragazzina che passano lungo i viali del parco possono essere apostrofate da gruppi di uomini adulti stranieri senza che nessuno si chieda se sono semplicemente immigrati regolari in pausa-lavoro oppure clandestini a zonzo? Se ogni tanto vedessimo fare questo genere di controlli, in noi tutti aumenterebbe quella che viene chiamata la "percezione di sicurezza". Essere sicuri significa sapere che chi di dovere sta controllando che le regole vengano rispettate. O no? Cordiali saluti

Puntiamo sulla sicurezza stradale

maria migliavacca (31 Marzo 2009)

poniamo l'accenno sulla sicurezza stradale, estraendo questa materia da una pluralità di contesti e provvedendo ad un censimento dei fatti avvenuti, nel valutare oggettivamente rischi e comportamenti. La sicurezza è un valore per tutti e un dovere per tutti. Premiamo i comportamenti virtuosi.

Come ridurre le infiltrazioni mafiose

Giancarlo Bernini (30 Marzo 2009)

Credo che l’attuale osservatorio sugli appalti vada ristrutturato. L’esperienza dimostra che non è più sufficiente una banca dati dagli appalti e/o delle aziende che li acquisiscono. Nè è una garanzia sufficiente ad esempio il cosidetto cud (la certificazione unica di regolarità contributiva). La mia esperienza dimostra che la garanzia di aziende serie (e quindi di difficile infiltrazione mafiosa) passa attraverso una certificazione che garantisca non solo la regolarità contributiva, ma anche gli elementi di efficienza e regolarità sociale dell’azienda. Sono state rilevate, infatti, situazioni di aziende con altissimi tassi di mobilità (lavoratori occupati per pochi mesi), con un numero di ore mensili fortemente ridotto, con alti tassi di assenza per infortunio o malattia ecc. ecc.
Basti pensare all’alibi che può essere fornito da un lavoratore che risulta occupato in una azienda edile nella quale ha lavorato 40/50 ore nel mese, con possibilità di giostrare questi giorni lavorativi in funzione di eventuali altre attività.
Basterebbe quindi poter disporre di dati di questo genere, reperibili presso i sistemi di casse edili, e quindi da definire con le organizzazioni sindacali e associazioni imprenditoriali: e qui si vede la reale disponibilità a contrastare fenomeni più o meno mafiosi, stabilendo nei bandi di appalto il rispetto di una griglia di parametri che siano elementi di garanzia per la serietà sociale e l’efficienza dell’azienda. Questo ridurrebbe la situazione di pericolosità del settore, e il pericolo di infiltrazioni più o meno mafiose.

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